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Progetto R.A.D.A.R. - Rete Abruzzese per il Dopodinoi e l'Autonomia Residenziale

Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali - Assessorato regionale alle Politiche attive del lavoro, Formaizone ed Istruzione, Politiche sociali
Il diritto riconosciuto dalla Convenzione dell'ONU alle persone con disabilità a vivere in determinati luoghi secondo le proprie scelte, e non sulla base di una sistemazione alloggiativa decisa dalle istituzioni, rappresenta un traguardo fondamentale per le nuove politiche territoriali di inclusione abitativa ed al tempo stesso una sfida di cambiamento e di inversione rispetto a modelli organizzativi istituzionalizzanti, promossi fino a pochi anni fa ed oggi divenuti insostenibili sia per gli alti costi sociali che per la negazione di fondamentali diritti della persona.

Il cambiamento organizzativo del sistema italiano negli ultimi venti anni si muove dal concetto di "ricovero", adottato fino a qualche anno fa quale soluzione per dare alloggio a persone con disabilità che ne restassero prive, soprattutto a causa del venir meno dei loro genitori, a quello di "residenzialità", legato alla necessità non di offrire semplicemente un alloggio, ma di dare una "casa",a partire da un contesto abitativo rispettoso della storia personale e della dimensione familiare entro cui la persona con disabilità è vissuta.

Negli anni '80 diverse realtà regionali italiane hanno iniziato a sperimentare piccole case famiglia e comunità di accoglienza di persone con disabilità rimaste prive di famiglia in alternativa alle grandi strutture istituzionalizzanti (case di riposo, centri residenziali di riabilitazione, residenze sanitarie assistite, etc.) spesso unico "riparo" per i disabili privi di alloggio. Si è passati, cioè, a sperimentare soluzioni abitative certamente più "desiderabili" e coerenti con il riconoscimento dell'uguaglianza di diritti della persona con disabilità, che, soprattutto nell'ultimo decennio, stanno evolvendo dalla dimensione mini-istituzionale di "comunità-alloggio" o "comunità socio-sanitaria", tipica degli anni '80-'90, alla molteplicità di soluzioni personalizzate di "casa assistita", "microcomunità familiare", "appartamento protetto", "condominio solidale", che, soprattutto a partire dall'ultimo decennio, vengono accomunate tutte sotto la definizione di "residenze per il Dopodinoi".

Tale processo è in atto anche nella Regione Abruzzo. Se fin dagli anni '80 alcune strutture residenziali hanno iniziato a sperimentare prime soluzioni di "case famiglia", negli ultimi dieci anni, anche sulla base dell'impulso nazionale dato dalla L. 162/98 e dal D.M. 470/2001, la Regione ha avviato un primo ridisegno del sistema, ancora prevalentemente centrato sulla dimensione del "ricovero", creando i presupposti normativi e programmatori ed incentivando, con apposite risorse, il superamento dell'istituzionalizzazione delle persone con disabilità rimaste prive di famiglia. Sono state, a tal fine, finanziate sei strutture per il "Dopodinoi", che è diventato anche obiettivo prioritario di politica sociale (dal Piano sociale regionale 2007-2009 in poi) e di politica sanitaria (cfr. Piano sanitario 2008-2010).

Sulla base di tali premesse, il progetto RADAR - Rete Abruzzese per il "Dopodinoi" e l'Autonomia Residenziale - si pone la finalità di sperimentare, accompagnare, supportare, sviluppare, una rete regionale integrata per la residenzialità delle persone con disabilità, ad oggi ancora frammentata, non governata, priva di coordinamento, lasciata alla singola iniziativa del privato sociale, anche a causa delle difficoltà del processo di attuazione del quadro programmatorio che in diversi documenti era stato parzialmente tracciato.

allegati
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Piano esecutivo Visualizza il file nel browser Scarica il file
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